domenica 17 giugno 2012

FIOM SAME - 22 giugno tutte/i a Bergamo


Il 22 giugno alle ore 14.00 a Bergamo si tiene l’assemblea nazionale di Federmeccanica, alla quale sono invitati i segretari di Cgil Cisl e Uil e di Fiom Fim e Uilm. Ordine del giorno: il contratto nazionale dei metalmeccanici. Ospite d’onore il ministro Fornero.

Il ministro Fornero è tra i responsabili di uno dei più gravi attacchi ai diritti dei lavoratori di tutti i tempi. La sua riforma delle pensioni ci condanna a un ergastolo dentro alle fabbriche e lascia per strada centinaia di migliaia di “esodati”. La riforma sul mercato del lavoro fa a pezzi l’art.18 consegnandoci al ricatto dei padroni. Né per l’una né per l’altra Cgil Cisl e Uil sono stati in grado di opporre una vera opposizione sociale.
I nostri salari sono tra i più bassi d’Europa. I loro stipendi e i loro privilegi sono tra i più alti al mondo. Le loro ricette ci hanno portato alla distruzione dello stato sociale e a una disoccupazione tra le più alte del dopoguerra. Il nostro contratto nazionale è stato smontato pezzo a pezzo da Fim e Uilm. Con la loro complicità, Marchionne ha estromesso i nostri compagni della Fiat dalle sue fabbriche.


Il 22 giugno sono tutti qui, a Bergamo. Non abbiamo intenzione di accoglierli in silenzio. Siamo stanchi di permettere che questi signori decidano delle nostre condizioni di lavoro, dei nostri diritti e delle nostre vite.


La Rsu Fiom della Same di Treviglio sarà in sciopero il 22 giugno e in presidio alle 13.30 di fronte al Teatro Donizetti a Bergamo. Invitiamo tutte le RSU, i movimenti sociali e i lavoratori e le lavoratrici in sciopero il 22 giugno ad aderire all’iniziativa e a partecipare.
Treviglio, 13 giugno 2012

RSU FIOM SAME
ORA BASTA!
Giù le mani dall’art.18!
No al ricatto dei padroni. No ai sindacati complici.

SCIOPERO GENERALE - 22 giugno in piazza



In nome delle politiche di austerità e di liberalizzazione del mercato del lavoro volute dall’UE, il governo di “impegno nazionale” cancellando l’articolo 18 realizza ciò che fu impedito al governo Berlusconi.
Il disegno di legge Monti-Fornero nega il diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo, e completa la restaurazione di un regime autoritario nelle fabbriche e negli uffici. La Costituzione, 42 anni fa, con lo Statuto dei Diritti entrava nei luoghi di lavoro, oggi ne verrebbe ricacciata. Il disegno di legge Monti-Fornero, mentre cancella l’articolo 18, non contrasta anzi facilita il dilagare della precarietà, non potenzia gli ammortizzatori sociali per renderli universali anzi li riduce nei processi di riconversione industriale. Il Governo mira a porre precari contro lavoratori a tempo indeterminato, giovani contro adulti, uomini contro donne, lavoratori italiani contro migranti.

Quando nel 2002 il governo Berlusconi tentò di modificare l’articolo 18, la CGIL organizzò una grande manifestazione che indusse il governo a ritirare il disegno di legge.
Quando il governo Monti annunciò la “riforma del mercato del lavoro” e la cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, decine sono state le manifestazioni spontanee per respingerle. Le iniziali proteste dei lavoratori sono però state sovrastate da uno schieramento di forze politiche dal PD al PdL, di forze sindacali dalla Cisl alla Uil alla Cgil (salvo la voce critica della FIOM), e di forze mediatiche affinché la riforma Monti-Fornero potesse avere un iter facile in Parlamento.

Al Senato il progetto Monti-Fornero è stato fatto proprio dalla maggioranza PD-PdL-UDC che ha approvato addirittura emendamenti peggiorativi rispetto al testo del Governo: si raddoppia il periodo di durata massima dei contratti precari acausali (da 6 a 12 mesi), si consente un ampio utilizzo di voucher in agricoltura, si sterilizza la normativa antifraudolenta sulle partite IVA e si cancella l’ultima possibilità residua di reintegra per i licenziamenti disciplinari con l’eliminazione di qualsiasi riferimento alla legge nel vaglio che il Giudice sarà chiamato a fare per decidere se ordinare il ripristino del rapporto.

Il prossimo 22 giugno un insieme di forze del sindacalismo di base, indipendente e conflittuale, ha proclamato, con l’auspicio che venga fatto proprio da altre organizzazioni sindacali e movimenti sociali, uno sciopero generale per protestare contro la cancellazione dell’articolo 18, per proporre la sua estensione, l’uscita dalla precarietà, l’universalizzazione degli ammortizzatori sociali, la democrazia sindacale.

Cogliamo questa occasione per prendere parola, chiedendo che alla Camera sia fermato il disegno di legge Monti-Fornero, per affermare la dignità e i diritti democratici del lavoro, fondamento della Costituzione della Repubblica.
Appello promosso dal Forum Diritti/Lavoro