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Dopo la Fiat, usciranno da Confindustria anche le Cartiere Paolo Pigna Spa. Lo ha annunciato Giorgio Jannone, presidente e amministratore delegato dell'azienda, deputato del Pdl.
Un colpo di testa dell’onorevole forse incantato dallo spregiudicato agire di Marchionne diventato modello per tanti imprenditori oppure una scelta “fedele alla linea” nel suo ruolo di deputato barricato sino alla fine intorno al suo capo ?
Probabilmente entrambe le cose. Ma ancor di più prevale nella scelta operata la condivisione delle proposte che vengono da “molto più in alto”: le indicazione che provengono ancora dalla coppia Draghi-Trichet sulla questione della produttività del sistema Italia.
Hanno affermato che il contratto nazionale di lavoro è un arnese consunto, da abbandonare in favore di più duttili contratti di impresa, così da “ritagliare” i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende. Via perciò l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori con l’abolizione della “giusta causa”, esito salvifico che rinvigorirebbe, secondo la Bce, le opportunità competitive della nostra debole economia.
Parole, queste, che hanno riempito di gioia molti imprenditori nostrani che subito hanno cercato di cogliere la grande occasione. Non solo Marchionne che la propria linea costituente di nuovi rapporti sociali l’aveva già praticata sul campo, senza attendere imboccate, facendo piazza pulita nelle proprie aziende, di tutti gli accordi sindacali stipulati dal ’45 sino ad oggi. Ma tutta la marmaglia pseudoimprenditoriale che crede di poter guadagnare punti nella competizione internazionale, o semplicemente di tirare a campare, sostituendo ricerca, investimenti e rischio industriale e stringendo il cappio al collo dei propri dipendenti. La fuga da Confindustria (proprio mentre questa sottoscrive con i sindacati concertativi intese che consentono deroghe ai contratti nazionali di lavoro) rende evidente la tentazione di molte imprese di sganciarsi da un intero dispositivo di regole, negoziali e di legge, in modo da eludere del tutto le proprie responsabilità di imprenditori nei confronti dei lavoratori.
Le classi dominanti del nostro Paese, in sintonia con le scelte della massima autorità monetaria europea e della Ue, stanno imboccando la strada di una violenta sterzata reazionaria, fatalmente destinata ad unire al drammatico impoverimento sociale un colpo letale alla democrazia e ad archiviare, insieme al sistema di protezione sociale, l’intero impianto della Costituzione.
C’è, in definitiva, un intero blocco finanziario, industriale e politico che sta smontando, pezzo dopo pezzo, le conquiste sociali e civili maturate nella parte migliore della storia repubblicana. Al punto che persino la Confindustria pare un limite insopportabile per chi insegue la totale libertà d’impresa. La Bce appone il proprio suggello a questa carica demolitrice.
Dobbiamo forse ricordare, anche a sinistra, l’art. 1 della nostra Costituzione ?
Una ragione in più per essere a Roma il 15 ottobre.
lunedì 10 ottobre 2011
giovedì 6 ottobre 2011
15 OTTOBRE – Mobilitazione contro il ricatto della Banca Centrale Europea
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L’articolo 1 della Costituzione italiana recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Con la loro lettera al governo italiano, ed il ricatto esplicito a non sostenere i nostri titoli di Stato se non avessimo incluso il pareggio di bilancio nella Costituzione, Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, attuale e futuro capo della BCE, hanno infranto i fondamenti stessi della sovranità sancita dalla nostra Costituzione.
In Europa, è in corso un colpo di stato monetario. I potentati economici, impongono agli stati misure che portano alla distruzione dei diritti sociali e della democrazia conquistate dopo la seconda guerra mondiale. La lettera di Trichet e Draghi pubblicata qualche giorno fa sul Corriere della sera ne è la dimostrazione. La lettera dei due banchieri è un ricatto ad uno stato sovrano, fatto da due dirigenti di una banca privata che svolge una funzione pubblica. La Bce infatti è legittimata a stampare moneta dai trattati europei, ma risponde solamente ai suoi azionisti, cioè alle altre banche centrali, che sono private anch’esse. In altre parole, gli stati europei hanno ceduto la sovranità monetaria alle banche private e adesso queste ricattano gli stati.
Un ricatto indecente oltre che inutile. Come è possibile immaginare che portare a 65 anni l’età di pensionamento delle donne riesca a fermare l’attacco speculativo contro i titoli di stato, che sicuramente riprenderà non appena saranno scaduti i 15 giorni di blocco decisi dalla Consob? Colpire gli enti locali, le fasce più deboli della popolazione, i diritti sindacali, non serve a colmare il deficit, serve unicamente a terrorizzare la popolazione italiana, per indurla ad accettare misure ancor più drastiche e dittatoriali, che la BCE imporrà a piacimento al nostro governo (chiunque lo diriga, non fa alcuna differenza a quel punto) una volta inserita nella Costituzione la clausola del pareggio di bilancio.
Di fronte a questa folle determinazione, la risposta deve essere ferma. Non possiamo fare affidamento sull’opposizione parlamentare. I commenti del Pd alla lettera dei banchieri vanno dall’utilizzarla per la polemica contro Berlusconi all’indicare in quella missiva la strada maestra da seguire. L’Italia dei Valori, pochi giorni fa, ha votato in sede di parlamento europeo – con la lodevole eccezione di Vattimo – i provvedimenti contenuti nel Six Pack, che della lettera di Draghi e Trichet sono la traduzione in termini di direttive comunitarie. Occorre quindi costruire consapevolmente un movimento di massa antiliberista, con una direzione politica alternativa a chi rotola su questo piano inclinato che ci porta alla barbarie. La mobilitazione del 15 ottobre è il primo appuntamento, che si posiziona chiaramente contro Berlusconi, Marcegaglia e Draghi.
APPELLO
IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti schiavi. Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.
Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.
Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte
PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO
COORDINAMENTO 15 OTTOBRE
L’articolo 1 della Costituzione italiana recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Con la loro lettera al governo italiano, ed il ricatto esplicito a non sostenere i nostri titoli di Stato se non avessimo incluso il pareggio di bilancio nella Costituzione, Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, attuale e futuro capo della BCE, hanno infranto i fondamenti stessi della sovranità sancita dalla nostra Costituzione.
In Europa, è in corso un colpo di stato monetario. I potentati economici, impongono agli stati misure che portano alla distruzione dei diritti sociali e della democrazia conquistate dopo la seconda guerra mondiale. La lettera di Trichet e Draghi pubblicata qualche giorno fa sul Corriere della sera ne è la dimostrazione. La lettera dei due banchieri è un ricatto ad uno stato sovrano, fatto da due dirigenti di una banca privata che svolge una funzione pubblica. La Bce infatti è legittimata a stampare moneta dai trattati europei, ma risponde solamente ai suoi azionisti, cioè alle altre banche centrali, che sono private anch’esse. In altre parole, gli stati europei hanno ceduto la sovranità monetaria alle banche private e adesso queste ricattano gli stati.
Un ricatto indecente oltre che inutile. Come è possibile immaginare che portare a 65 anni l’età di pensionamento delle donne riesca a fermare l’attacco speculativo contro i titoli di stato, che sicuramente riprenderà non appena saranno scaduti i 15 giorni di blocco decisi dalla Consob? Colpire gli enti locali, le fasce più deboli della popolazione, i diritti sindacali, non serve a colmare il deficit, serve unicamente a terrorizzare la popolazione italiana, per indurla ad accettare misure ancor più drastiche e dittatoriali, che la BCE imporrà a piacimento al nostro governo (chiunque lo diriga, non fa alcuna differenza a quel punto) una volta inserita nella Costituzione la clausola del pareggio di bilancio.
Di fronte a questa folle determinazione, la risposta deve essere ferma. Non possiamo fare affidamento sull’opposizione parlamentare. I commenti del Pd alla lettera dei banchieri vanno dall’utilizzarla per la polemica contro Berlusconi all’indicare in quella missiva la strada maestra da seguire. L’Italia dei Valori, pochi giorni fa, ha votato in sede di parlamento europeo – con la lodevole eccezione di Vattimo – i provvedimenti contenuti nel Six Pack, che della lettera di Draghi e Trichet sono la traduzione in termini di direttive comunitarie. Occorre quindi costruire consapevolmente un movimento di massa antiliberista, con una direzione politica alternativa a chi rotola su questo piano inclinato che ci porta alla barbarie. La mobilitazione del 15 ottobre è il primo appuntamento, che si posiziona chiaramente contro Berlusconi, Marcegaglia e Draghi.
APPELLO
IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti schiavi. Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.
Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.
Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte
PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO
COORDINAMENTO 15 OTTOBRE
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