martedì 19 ottobre 2010

L’ITALIA REALE – I disoccupati secondo la Cgil

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Il tasso di disoccupazione “reale”, registrato nel secondo trimestre dell'anno, va ben oltre il dato comunicato dall'Istat (8,5%) attestandosi all'11,5%. È il calcolo dell'Osservatorio Cig della Cgil Nazionale che rettifica il dato diffuso dall'istituto statistico il 23 settembre scorso, considerando anche i lavoratori inattivi e in cassa integrazione come "un potenziale di disoccupazione".
Nel dettaglio l'osservatorio della Cgil ha messo in relazione i dati sull'occupazione del secondo trimestre dell'anno con i rispettivi dati di Cig. Una relazione dalla quale emerge un peggioramento della crisi economica e dei suoi pesanti riflessi sul lavoro». Cala infatti l'occupazione, tra il secondo trimestre dell'anno sullo stesso periodo del 2009, di 192.256 unità con un peggioramento tendenziale del -0,83%.
Ma ancora peggio è l'andamento dell'occupazione nel solo settore industriale che perde complessivamente 244.212 lavoratori mettendo a segno un -1,41%, sempre sullo stesso periodo di riferimento.
Nel rapporto si calcola inoltre l'incidenza delle ore di cassa integrazione nel complesso dell'occupazione dove si registra nel secondo trimestre un incremento tendenziale del 77%, con 97,7 ore per occupato nel settore industriale. Prendendo in considerazione solo i lavoratori dipendenti occupati nel settore industriale, questo rapporto arriva fino a 124,7 ore per lavoratore con un aumento del 79%. Continua, inoltre, a essere eccessivamente basso il tasso di attività attestato al 62,5%. Aumenta il numero dei lavoratori inattivi a partire dal terzo trimestre del 2008 e il secondo trimestre del 2010 di 106.273 unità che, se sommati al numero dei disoccupati, porta il tasso di disoccupazione all'8,91%.
La situazione, spiega ancora la Cgil, diventa ancora peggiore se si considerano i lavoratori in Cig come un potenziale di disoccupazione e di inattività. Si determina infatti un tasso potenziale di disoccupazione-inattività dell' 11,48%, sul numero totaledelle ore di Cig autorizzate a giugno 2010.

L’ITALIA REALE – La povertà secondo la Caritas

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Secondo il rapporto Caritas l’incidenza della povertà relativa è cresciuta del +3,7% a differenza di quanto dice l’Istat che definisce i dati “stabili”.
Questo avviene, statisticamente, aggiornando la linea di povertà del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009 con un incremento del valore di riferimento che cresce a 1007, 67 euro.
Con questa operazione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie ridiventano povere relative: sono circa 560 mila persone da sommare a quelle già considerate dall`Istat (cioè 7 milioni e 810 mila poveri) con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8 milioni e 370 mila i poveri nel 2009 (+3,7%)”. La povertà, per tale rapporto, si conferma un fenomeno che riguarda soprattutto il Mezzogiorno, le famiglie numerose, quelle con 3 o più figli (soprattutto se minori), quelle monogenitoriali e coloro che hanno bassi livelli di istruzione. Inoltre, sempre più famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere.
Accanto ai poveri ‘ufficiali’, ci sono poi le persone impoverite che, pur non essendo povere, vivono in una situazione di forte fragilità economica. Sono persone che, soprattutto in questo periodo di crisi, hanno dovuto modificare, in modo anche sostanziale, il proprio tenore di vita, privandosi di una serie di beni e di servizi, precedentemente ritenuti necessari. Il fenomeno è confermato anche da alcuni dati: nel 2009 il credito al consumo è sceso dell`11%, i prestiti personali hanno registrato un -13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%. Facendo una media di questi indicatori, si può calcolare un 10% in più di poveri, da sommare agli oltre 8 milioni stimati.