martedì 14 maggio 2013

PER UN MOVIMENTO POLITICO ANTICAPITALISTA E LIBERTARIO


DOCUMENTO FINALE DELL'ASSEMBLEA DELL'11 MAGGIO

Lo sfruttamento del lavoro, la disoccupazione e la precarietà di massa, la violenza sulle donne, le discriminazioni e la soppressione dei diritti, la cancellazione della democrazia, la devastazione della natura, avanzano.
È necessario qui ed ora un movimento sociale e politico anticapitalista e libertario, che non insegua i miraggi di piccoli aggiustamenti che in nome del meno peggio portano sempre al peggio.
Noi pensiamo che sia necessario riprendere la via della liberazione della società dal dominio del mercato e del profitto, noi pensiamo che oggi si possa e si debba rendere attuale il socialismo.
Competitività, flessibilità, austerità, produttività sono parole che presiedono alle politiche oggi dominanti. Politiche nemiche della umanità e della natura. Bisogna rompere con esse e con chi le adotta come valore e metro di misura. Dobbiamo combattere i privilegi della casta, ma ancora di più lottare contro il potere vero, quello della ricchezza, del mercato, dei padroni.
A tutto questo contrapponiamo il socialismo del 21° secolo, che si costruisce sulle necessità di oggi, con obiettivi e conquiste progressive e con la partecipazione popolare, che cammina passo passo con le lotte per la liberazione dallo sfruttamento e da ogni oppressione.
Noi vogliamo:
  • Rompere con l’Unione europea. Democrazia vera, diritti del lavoro (a proposito dei quali è fondamentale la riconquiste dell’art. 18), stato sociale, eguaglianza, libertà sono incompatibili con l’Europa del rigore, del fiscal compact, di Maastricht e della Troika. Non c’è nulla da rinegoziare, i trattati vanno cancellati. L’euro e il debito non ci debbono più ricattare, bisogna che i popoli conquistino la sovranità sulla moneta e sulla spesa pubblica.
  • Ridurre l’orario di lavoro e il tempo di lavoro a parità di salario, mentre il reddito deve essere garantito a chi non ha un lavoro sicuro e dignitoso. La salute e la sicurezza sul lavoro vengono prima di tutto. L’educazione e la formazione pubbliche, l’abitare, la sanità pubblica vanno garantite e tutta la società va ricostruita su nuove basi. La sola compatibilità è l’eguaglianza sociale
  • I beni comuni in mano pubblica, così come le banche e le attività strategiche. Il lavoro deve controllare la produzione e il potere pubblico deve impedire la chiusura delle aziende, le delocalizzazioni, i licenziamenti. La democrazia deve entrare in ogni luogo di lavoro. Riconversione industriale e produttiva, salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale, intervento pubblico generalizzato nella economia. No al TAV e alle grandi opere. No alla militarizzazione dei territori per favorire la devastazione ambientale:
  • Libertà delle donne contro l’oppressione patriarcale, libertà e cittadinanza dei migranti contro le leggi schiaviste, libertà e diritti delle persone contro i poteri del mercato e delle burocrazie autoritarie.
  • Una politica fiscale immediatamente e fortemente redistributiva verso i redditi fissi, da lavoro e pensione, a danno della grande rendita, del grande capitale, delle ricchezze private e dell’evasione.
  • Pace e disarmo, con la fine immediata di tutte le missioni militari all’estero e di tutte le spese di guerra. Liberazione dalle servitù militari e dall’occupazione imperialista dei nostri territori.
  • Una vera democrazia fondata su una legge elettorale proporzionale pura, sulla distruzione dei privilegi delle caste, sul diritto dei lavoratori a decidere liberamente su chi li rappresenta e sugli accordi, sulla partecipazione, sui referendum, sul diritto a decidere delle popolazioni nel territorio. Diciamo no al presidenzialismo e all’autoritarismo plebiscitario che mirano a distruggere la Costituzione Repubblicana. No alla repressione dei movimenti e dei conflitti. Libertà per le/i compagne/i arrestate/i.
Non uno solo di questi punti è oggi interamente sostenuto dalle forze di centrosinistra e dai grandi sindacati confederali.
Sono nostri avversari il governo Napolitano Letta Berlusconi, il suo programma e chi lo sostiene. Sono avversari la politica di austerità della Troika europea, e la sua traduzione nelle relazioni sindacali con il patto corporativo tra CGIL CISL UIL e Confindustria. Sono altro da noi tutta la politica del centrosinistra e tutti i tentativi di riaffermarla.
Noi vogliamo essere militanti di un movimento politico che affermi il diritto e la legittimità dell’alternativa, che rovesci gli equilibri, i poteri, i vincoli che oggi impediscono ogni reale cambiamento e che prima di tutto sia uno strumento per l’organizzazione e la rappresentanza di tutte e tutti coloro che vengono colpiti dallo sviluppo capitalista e dalla sua crisi e vogliono ribellarsi.
Per questo cominciamo oggi un percorso che sappiamo difficile e pieno di ostacoli, ma convinti che se le forze anticapitaliste in Italia resteranno nella frammentazione attuale, la reazione antisociale continuerà.
Aderiamo a questo percorso come militanti che non rinunciano alle proprie appartenenze sindacali, politiche e nei movimenti sociali, ma che impegnano la propria persona nell’impresa di costruire una casa comune della lotta e dell’alternativa anticapitalista.
Aderiamo a questi punti e a questa proposta per lavorare alla loro diffusione, approfondimento, arricchimento e alla organizzazione del percorso. Sappiamo che il primo metro di misura saranno il rigore e la coerenza personale con cui li porteremo avanti.
Ci ritroveremo a settembre dopo aver discusso in ogni parte del paese. Ci diamo come scadenza il prossimo autunno. Allora dovremo essere in piazza con una forza tale da mettere in crisi il governo e il dominio della Troika europea e chi li sostiene. Ora cominciamo.

http://perunmovimentoanticapitalista.wordpress.com/


martedì 30 aprile 2013

LA COERENZA DEL PD - Mai e poi mai con Berlusconi !


"Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un Governo Bersani - Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile" (Enrico Letta, 8 aprile 2013).
"I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali" (Enrico Letta, 29 marzo 2013).
"Non sono praticabili nè credibili in nessuna forma accordi di governo fra noi e la destra berlusconiana" (Pierluigi Bersani, 6 marzo 2013).
"Il governissimo non è la risposta ai problemi" (Pierluigi Bersani, 13 aprile 2013).
"Il governissimo predisporrebbe il calendario di giorni peggiori" (Pierluigi Bersani, 8 aprile 2013).
" In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d'emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrdestra formino un governo assieme" (Massimo D'Alema, 8 marzo 2013).
"Il PD è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra" (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013).
"Fare cose non comprensibili dagli elettori non sono utili nè per l'Italia nè per gli italiani. Non mi pare questa la strada" (Beppe Fioroni, 25 marzo 2013).
"Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania, Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano" (Dario Franceschini, 23 aprile 2013).
"Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo" (Rosy Bindi, 21 aprile 2013).
"Lo dico con anticipo, io un'alleanza con Berlusconi non la voto" (Emanuele Fiano, 28 febbraio 2013).
"I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi" (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio 2013).
"Non c'è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il PD" (Cesare Damiano, 18 aprile 2013).
"Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre" (Fausto Raciti, 14 aprile 2013).
"Un governo PD - PDL è inimmaginabile" Matteo Orfini, 27 marzo 2013.

Piccola antologia di quando Letta, Bersani e D'Alema giuravano che mai avrebbero fatto un governo con Berlusconi ...

martedì 16 aprile 2013

Dichiarazione comune per un movimento politico anticapitalista e libertario


Questo non è un appello, ma una proposta di lotta.
Vediamo e viviamo la miseria, l’offesa alla libertà e alla dignità della persona, la devastazione della natura esercitate ogni giorno da parte di un capitalismo criminale.
Un giorno una corte di giustizia dovrà essere istruita contro i responsabili di questi crimini contro l’umanità.
Ma ora dobbiamo prima di tutto smettere di piangere, rimboccarci le maniche e lottare.
Siamo donne e uomini con diversi percorsi politici, di lotta sociale e ambientalista, per le libertà civili la democrazia e l’uguaglianza.
Abbiamo in comune la volontà, la passione e la rabbia di non rassegnarci e di non arrenderci. Certo il socialismo reale è crollato nel passato per sue colpe, ma il capitalismo reale oggi distrugge il presente e il futuro.
Per questo torna all’ordine del giorno la necessità di costruire un’alternativa all’attuale sistema economico, sociale e politico.
Per questo oggi più che mai sentiamo vive le nostre radici comuniste e libertarie, antifasciste e antirazziste, femministe e ambientaliste.
Non c’è liberazione possibile nel compromesso con l’attuale governo autoritario dell’economia e della società.
Lo hanno capito le donne e gli uomini del Mediterraneo, che ci insegnano a ribellarci. Lo hanno capito donne e uomini dell’America Latina che si mobilitano per il socialismo del XXI secolo.
Lo hanno capito tutte e tutti coloro che fin sotto i templi del denaro e del potere nei paesi più ricchi hanno gridato: noi siamo il 99%!
Lo hanno capito quelle donne e quegli uomini d’Europa, che dalla Grecia alla Islanda, dalla Spagna a Cipro, scendono in piazza per rovesciare quelle politiche di austerità che stanno uccidendo ogni residuo di stato sociale e democrazia.
Noi ci sentiamo, vogliamo, essere parte di tutto questo. L’Europa è oggi occupata dal regime della Troika e dei governi che la sostengono. Il popolo non è più sovrano, è solo debitore. Tutti i governi fanno guerra sociale ai loro popoli. La democrazia è ridotta a spettacolo televisivo.
Noi crediamo che, come nel 1848 e nel 1945, tutta l’Europa debba liberarsi dalla tirannia: allora dei sovrani assoluti prima e del fascismo poi, oggi del capitalismo finanziario e della sua oligarchia economica, politica e culturale.
Noi crediamo che sia all’ordine del giorno la necessità di un cambiamento rivoluzionario. Noi non facciamo nessun generico appello all’unità.
Noi ci uniamo per la rottura con questa Europa e con questo capitalismo, per costruire una nuova storia comune.
È necessario che anche in Italia tornino in campo il pensiero critico, i progetti, le pratiche di un movimento politico anticapitalista di massa. Oggi questo in Italia non c’è e noi proponiamo di ricostruire partendo dal conflitto sociale.
Non ci nascondiamo le macerie che abbiamo intorno. Sinora tutti i tentativi di far emergere un progetto politico anticapitalista unitario dalle lotte sociali, civili, ambientali e per la libertà delle donne sono falliti. Questi fallimenti hanno precise responsabilità politiche, ma rimandano anche ad una questione più di fondo.
Oggi la sola lotta di classe pienamente legittimata è quella che viene dai ricchi verso i poveri, dai padroni verso gli operai, da chi ha il potere verso chi non ne ha. Tutti i bisogni, i diritti e le libertà degli oppressi sono invece contrapposti e frantumati tra loro.
Noi pensiamo che ci sia un nesso profondo fra dominio capitalistico e patriarcale, fra sfruttamento e mercificazione e che non ci siano bisogni di liberazione che possano essere sacrificati ad altri.
La dignità di chi lavora non può essere sacrificata al diritto a lavorare ed entrambi non possono venir prima del diritto alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente. Non c’è lotta sociale e ambientale che venga prima di quella per la libertà e l’autodeterminazione delle donne. Rifiutiamo ogni contrapposizione fra diritti dei nativi e dei migranti.
Il capitalismo che si proclama liberale, ancora più astutamente in questa epoca di crisi, contrappone i bisogni di liberazione degli uni a quelli degli altri tirando la coperta stretta delle libertà dal lato che più gli conviene. I giovani precari contro i genitori occupati, l’ambiente contro gli operai, i diritti delle donne contro quelli del lavoro. La risposta non è il prevalere di un interesse sugli altri, ma invece il reciproco riconoscimento su un piano di parità e la costruzione dell’unità tra i conflitti contro gli avversari comuni.
La più grave crisi economica dal dopoguerra si abbatte sull’Italia, e non ci sono vie per superarla se si resta nel campo di quel pensiero politico unico che oggi viene definito come riformismo, ma che in realtà è solo una cultura politica del meno peggio, una tecnologia del potere adottata da tutte le forze che si alternano al governo e che ha come primo obiettivo quello di impedire o sterilizzare il conflitto sociale.
La democrazia italiana è commissariata, come mostra l’istituzione del pareggio di bilancio in Costituzione votata da PD, PdL e Monti. Le scelte di fondo, politiche ed economiche, sono definite dal pilota automatico, cioè dai vincoli e dalle regole del fiscal compact e dei trattati di Maastricht e Lisbona, dal supergoverno della Troika.
Tutto questo è precipitato su una democrazia già devastata da venti anni di berlusconismo e da un contrasto subalterno ad esso, quale quello condotto dal centrosinistra e dalla grande stampa. L’antiberlusconismo ha spesso mutuato dal suo avversario i principi di fondo, quali il maggioritario e la governabilità, la centralità del mercato e il liberismo, le privatizzazioni e l’anticomunismo. A volte è sembrato che l’accusa principale a Berlusconi sia stata quella di non essere un vero liberale di destra.
Anche per queste ragioni la domanda di cambiamento e rottura in Italia si è rivolta in gran parte al M5S. Essa esprime un bisogno di rottura democratica giusto, ma insufficiente. Non ci sarà vera trasformazione democratica senza una profonda e radicale trasformazione sociale. I poteri del capitalismo globalizzato e della casta sono intrecciati tra loro in un sistema oligarchico di potere che governa anche il senso comune con i grandi mezzi di comunicazione di massa. Se non si rovescia il potere di questa oligarchia, le rotture dei privilegi della casta saranno marginali e di puro effetto mediatico, il potere vero sopravvivrà e riderà di noi.
Il cambiamento non si realizzerà se la lotta contro le caste burocratiche non sarà parte di quelle contro lo sfruttamento del lavoro e la devastazione della natura, contro la mercificazione delle vite e la disuguaglianza sociale, contro il patriarcato e la violenza maschile contro le donne.
Agli inizi del nuovo secolo il grande movimento che portò alle giornate di Genova sembrava aver individuato la strada della costruzione di un soggetto politico anticapitalista di massa, nel quale tutti i conflitti potessero liberamente riconoscersi. La catastrofica esperienza della partecipazione della sinistra radicale al governo Prodi ha distrutto questo percorso.
Un soggetto anticapitalista di massa non può che essere alternativo sia al social-liberismo del centrosinistra, sia al conservatorismo del centrodestra, che in Italia ed in Europa – a volte in alternanza, a volte proprio assieme – governano con le stesse politiche economiche e sociali. Privatizzazioni, flessibilità e precarietà del lavoro, tagli progressivi alla scuola pubblica alle pensioni e allo stato sociale, sono scelte comuni a questi due schieramenti; come dimostra il governo Monti, che ha distrutto le pensioni e l’articolo 18 con il sostegno di entrambi e il silenzio dei grandi sindacati.
La concertazione sindacale ha accompagnato e cogestito la regressione sociale e dei diritti del lavoro. Per questo una alternativa radicale alle politiche liberiste passa anche attraverso la la lotta per restituire a lavoratrici e lavoratori un grande movimento sindacale di classe, democratico e indipendente dai partiti.
Alternativa oggi vuol dire prima di tutto NO all’Europa del fiscal compact e dell’austerità imposta dai trattati e dai loro vincoli. Bisogna dire NO ora alle missioni di guerra e alla Nato. Alternativa oggi vuol che dopo trenta anni di politiche liberiste prima di tutto bisogna distruggere la disoccupazione di massa.
Alternativa significa il rifiuto del vincolo del debito, la nazionalizzazione e la socializzazione delle banche e delle imprese strategiche, l’istituzione di poteri democratici reali e diffusi nei luoghi di lavoro, nel territorio, nelle istituzioni. Ci vuole un piano di grandi interventi pubblici per milioni di piccole opere, cancellando tutte le TAV che distruggono ambiente e lavoro.
Alternativa significa la costruzione, la difesa, la riappropriazione e gestione sociale dei beni comuni, contro la mercificazione delle vite, dell’ambiente e della salute, della conoscenza.
Alternativa, perché bisogna riprendere la marcia verso l’eguaglianza sociale partendo dalla riduzione generalizzata degli orari di lavoro, dall’abbassamento della età della pensione, dalla cancellazione delle leggi sulla precarietà, e di quelle sullo schiavismo e la criminalizzazione dei migranti. Alternativa perché ci vuole una grande redistribuzione della ricchezza verso il basso, con un generale ed egualitario incremento delle retribuzioni e delle pensioni più basse, e con la istituzione di un reddito minimo garantito.
Alternativa, perché nulla di tutto questo potrà essere realizzato con le vecchie classi politiche di destra e di sinistra e con l’attuale sistema di concertazione burocratica sindacale.
Alternativa, perché un movimento politico anticapitalista è necessario per ricostruire forza e unità in tutto il mondo oppresso e disperso dalla precarizzazione devastante che ha imperversato in questi venti anni.
Noi siamo con quella grande maggioranza che oggi paga la crisi, dal lavoro dipendente privato e pubblico al lavoro autonomo e parasubordinato, al precariato diffuso manuale ed intellettuale, al popolo delle grandi periferie metropolitane, agli immigrati, alle donne espulse dal lavoro e colpite dai tagli allo stato sociale.
Noi siamo con le popolazioni del Meridione, che pagano due volte la crisi e che non vogliono precipitare nella desertificazione economica e sociale, nel non lavoro, nello sfruttamento schiavistico dei migranti e nella nuova emigrazione.
Noi lottiamo per la costruzione di una rappresentanza politica che non abbia come prima e unica ragione la presenza nelle istituzioni, ma che sia strumento della ricomposizione e organizzazione conflittuale del blocco sociale degli oppressi. Nessuno si deve più vergognare e isolare per la sua povertà, solo le relazioni solidali e il conflitto rompono la solitudine.
Occorre rompere con ogni subalternità al centrosinistra, con l’opportunismo elettoralistico, ma anche con quei settarismi e quella frantumazione che hanno portato la sinistra comunista e anticapitalista italiana ad essere la più piccola e ininfluente d’Europa. Ci sono tante esperienze di sinistra alternativa che crescono in Europa. Esse ci dicono che la strada che vogliamo percorrere è praticabile, purché si abbia il coraggio di ripartire su nuove basi.
Proponiamo di costruire un movimento politico anticapitalista e libertario di donne e uomini che vogliono lottare, sulla base di un programma di alternativa economica, politica e culturale, con adesioni individuali e pratiche di democrazia realmente partecipativa, con un sistema di relazioni plurali ed aperte. Vogliamo costruire questo movimento ed il suo programma imparando dalle lotte sociali e delle esperienze concrete in atto.
Pensiamo alla lunga resistenza del popolo della Valle Susa, capace di mobilitazioni di massa, di azioni dirette, di conflitto e iniziativa istituzionale. Pensiamo alle organizzazioni popolari per il consumo e per il diritto all’abitare, alle lotte degli operai che spontaneamente hanno scioperato contro la cancellazione dell’articolo 18 e a quelle dei migranti contro il caporalato della logistica, alle mobilitazioni degli studenti, degli insegnanti, dei ricercatori. Tutte queste lotte annunciano e reclamano un nuovo spirito unitario e nuove modalità di partecipazione e organizzazione. Vogliamo che esse siano gli elementi costituenti del movimento politico.
Siamo tuttora in differenti esperienze e in diverse organizzazioni politiche e sociali, ma riteniamo urgente l’avvio di un percorso comune, che vogliamo aperto, senza esclusioni basate su piccole discriminanti o pregiudiziali.
Per noi la sola condizione indispensabile per partire è sentire la profonda necessità di costruire ora e assieme un movimento politico anticapitalista e libertario di massa, alternativo e indipendente rispetto agli attuali grandi schieramenti politici. Per questo motivo convochiamo un primo incontro aperto a tutte e tutti coloro che vogliono confrontarsi che siano interessati a un comune percorso per costruire l’alternativa. Vogliamo con esso dare avvio a un viaggio comune nelle lotte e nelle sofferenze del paese. Alla fine di esso convocheremo una assemblea per decidere.
Primo appuntamento a Bologna l’11 maggio.

Prime/i firmatarie/i
Claudio Amato, militante sindacale Roma; Fabio Amato, attivista politico; Cesare Antetomaso, avvocato; Imma Barbarossa, femminista; Fulvio Beato, attivista sindacale S. Maria Capua Vetere; Sergio Bellavita, militante sindacale; Marco Benevento, rsu Alenia Thales Roma; Lina Gladys Bianconi, femminista; Carmela Bonvino, attivista sindacale Roma; Biagio Borretti, militante politico Napoli; Massimo Bortoloni, rsu Terna Lombardia; Franco Bruno, militante sindacale Napoli; Fabrizio Burattini, militante sindacale; Maria Grazia Campari, avvocata del lavoro; Sergio Cararo, attivista politico Roma; Carlo Carelli, rsu Unilever Lodi; Chiara Carratù, precaria scuola Cuneo; Mauro Casadio. attivista politico Roma; Giuseppe Catucci, militante sindacale Bari; Susi Ciolella, licenziata Alitalia; Eliana Como, militante sindacale Bergamo; Pino Commodari, funzionario Regione Calabria; Daniela Cortese, rsu Telecom Sparkle Roma; Giorgio Cremaschi, militante sindacale; Leonardo de Angelis, delegato Sistemi Informativi Roma; Walter De Cesaris, militante politico; Carmine De Sio, operaio No Amianto Salerno; Domenico Destradis, rsu FIAT Melfi; Vittoria Di Prizito, femminista insegnante; Giacomo Divizia, militante sindacale Cuneo; Nicoletta Dosio, movimento No Tav; Valerio Evangelisti, scrittore; Riccardo Faranda, avvocato del lavoro Roma; Eleonora Forenza, ricercatrice precaria, femminista; Michele Franco. attivista politico Napoli; Delia Fratucelli, delegata Poste Torino; Maurizio Fusà, delegato aziendale ASL RmB Roma; Lorenzo Giustolisi, insegnate precario Torino; Simone Grisa, militante sindacale Bergamo; Carlo Guglielmi, avvocato del lavoro Roma; Giusi Lazzaro, precaria scuola Roma; Tiziano Loreti, militante politico Bologna; Francesco Locantore, precario scuola Roma; Pasquale Loiacono, rsu Fiat Mirafiori; Valter Lorenzi, attivista politico Pisa; Aurelio Macciò, delegato Ministero della salute genova; Loredana Marino, precaria, attivista politica; Margherita Matteo, femminista Taranto; Patrizia Modesti, delegata Croce Rossa Roma; Antonio Moscato, docente storia del movimento operaio Macerata; Francesco Musumeci, medico Salerno; Alfio Nicotra, giornalista, pacifista; Gianluca Nigro, attivista antirazzista; Ferruccio Nobili, funzionario Provincia Roma; Massimo Paparella, militante sindacale Bari; Emidia Papi, militante sindacale; Tiziano Peracchi, rsu Mingazzini Parma; Francesco Piobbichi, attivista politico; Luigi Presutti, delegato assistenti traffico Roma; Ernesto Rascato, attivista politico Aversa; Giuliana Righi, militante sindacale, Bologna; Annamaria Rivera, femminista militante antirazzista; Daniela Rottoli, rsu San Raffaele Milano; Franco Russo, attivista politico Roma; Giovanni Russo Spena, attivista politico; Antonia Sani, docente, ass.ne per la democrazia costituzionale; Viviana Savino, precaria scuola Roma; Nando Simeone, militante politico; Mario Sinopoli, militante sindacale Calabria; Anita Sonego, femminista consigliera comunale Milano; Fabrizio Tomaselli, militante sindacale; Laura Tonoli, militante sindacale Brescia; Franco Turigliatto, militante politico Torino; Iacopo Venier, giornalista; Carlos Venturi, militante politico Bologna; Nico Vox, militante sindacale; Pasquale Voza, Università di Bari

lunedì 18 marzo 2013

DIFENDI IL TUO FUTURO - 23 marzo manifestazione in Valsusa


Ancora una volta veniamo tutti e tutte invitati a manifestare contro questo scellerato progetto che con il passare del tempo, l’avanzata della crisi economica nazionale e internazionale, diviene sempre più inutile e insostenibile, non solo per il nostro territorio ma per tutto il Paese.
Su un punto vogliamo essere chiari, quest’opera, nonostante il battaglie pubblicitario che la circonda, fa sempre più acqua da tutti i punti di vista e soprattutto, man mano che si delineano le fantasiose tempistiche dei fan del tav, si conosce sempre più a fondo la reperibilità dei fondi per la sua realizzazione. Quello di cui Governo e tifosi vari non parlano mai è l’essenza del finanziamento necessario per la Torino Lione, tutto ed esclusivamente pubblico, ovvero sottratto ad altri settori per essere spostato su questo binario morto.
I soldi delle nostre tasse sono l’unica fonte di finanziamento esistente e necessariamente, ancor piú in un momento storico del genere, ciò significa spostare ingenti somme di denaro dalla sanità, dalla scuola e dai servizi sociali, per finanziare quella che ormai è la cassaforte, con relativo bancomat, del sistema dei partiti.
A fronte di un’inutilità evidente, la Torino Lione è divenuta un simbolo della politica che vuol mettere a tacere un movimento popolare come quello NOTAV che Resiste da oltre vent’anni trovando sempre più consenso all’interno di una società che, svegliatasi dal torpore quotidiano e vivendo sulla propria pelle sacrifici e politiche di austerità a senso unico, ci sostiene sempre di più.
Contro di noi non c’è colore politico, ci sono cori di corvi che gracchiano per sconfiggerci e metterci a tacere, spaventati che il seme della Valle che Resiste si moltiplichi in altri territori e in altre comunità. Lo Stato si è di fatto costituito parte civile contro di noi senza vergogna, accusandoci e incarcerandoci con l’intento di piegarci e sottrarci quel consenso che invece sentiamo sempre più crescere intorno alla nostra lotta. Processi in aule bunker, richieste di danni incalcolabili, provvedimenti atti a limitare la nostra libertà di movimento sono il corollario del confronto che questi signori hanno con la popolazione e che si vanno ad aggiungere alla giá insopportabile militarizzazione del territorio e all’arte della menzogna quotidiana.
È contro la truffa del secolo che chiamiamo alla mobilitazione in prima persona, invitando quanti hanno a cuore il proprio futuro e quello dei propri figli a partecipare il 23 Marzo alla manifestazione popolare in val Susa.


Movimento Notav

giovedì 28 febbraio 2013

ELEZIONI 2013 - Chi vince, chi perde


Berlusconi è il principale sconfitto lasciando sul campo oltre 6 milioni di voti. Ma il Pd, con la perdita di 3,5 milioni di voti, ne oscura il tracollo.
Lo tsunami elettorale ha colpito innanzitutto il centrodestra, ma si è abbattuto inaspettatamente anche sul Pd. L’analisi dei dati reali, fatta dall’Istituto Cattaneo, mette da parte le percentuali e utilizza i voti assoluti per capire come si sono spostati fisicamente milioni di consensi da una parte all’altra. Con questa analisi, ad esempio, si scopre che il principale sconfitto delle elezioni è proprio Silvio Berlusconi che, sottolinea l’Istituto, ha subito “una riduzione dei consensi tra il 2008 e il 2013 pari a quasi il 50%” lasciando per strada 6.296.744 voti. Nelle regioni centrali il partito di Berlusconi perde esattamente la metà dei consensi (-50,1) mentre l’unica area dove “contiene” la sconfitta è il Nord-est in cui la riduzione dei voti è stata in media del 30% riducendosi al 34% in Veneto.
Anche la Lega ha perso la metà dei voti, il 54%, lasciando sul terreno 1.631.982 elettori. Si ricorderà che sia nel 2008 che nelle Europee del 2009 si era data molta enfasi allo “sfondamento” del Carroccio nelle “regioni rosse”. È proprio qui, però, che la riduzione si fa più consistente, arrivando a un -68% come anche nel Nord-est con la perdita del 61% dei voti che si addolcisce in Lombardia, dove l’erosione è “solo” del 44%, per farsi di nuovo pesante in Piemonte (-64,3) e in Liguria (-68).
Risultati pesanti, dunque, che non giustificano la soddisfazione di Berlusconi il quale, però, può sollevarsi per la contestuale batosta subita dal Pd. Rispetto al 2008, il partito di Bersani perde 3.435.958 voti un calo del 28%. I picchi sono nelle regioni meridionali con Puglia (-44,8%), Basilicata, Calabria (-39,4) e Abruzzo (-36,5). Il Cattaneo fa osservare che la maggior perdita è “lungo la dorsale adriatica, ossia nell’area economicamente più dinamica del Centro-Sud”. Qui si può notare la prima relazione con il voto ai Cinque Stelle che sono, appunto, il primo partito nelle Marche e in Abruzzo e che anche in Puglia conquistano il 25%.
Per il movimento di Beppe Grillo non ci sono confronti. I consensi alla Camera sono 8.689.168 “distribuiti equamente in tutto il territorio” ma con una lieve maggioranza (2,4 milioni) al Sud, seguiti dai 2,1 milioni nel Nord-ovest e da 1,6 milioni nelle “regioni rosse”. Da questi dati si comprende come Grillo abbia saputo drenare voti da tutti: dai delusi berlusconiani, dai leghisti, dal Pd. Il balzo lo fa quando riesce a cumulare entrambe le emorragie come succede in Liguria (32%), Marche (32), Sicilia (34). Essendo la più consistente, invece, l’emorragia berlusconiana nutre tutte le altre: 5 Stelle, astensionismo e anche il Centro. Monti, infatti ottiene poco più di 3,5 milioni di voti rispetto ai 2 milioni di cui beneficiava Casini nel 2008. Il suo è un risultato al di sotto delle aspettative sul piano politico ma comunque fa crescere in dimensioni il “centro” modificandone la natura. La crescita, infatti, è maggiore in Trentino, Lombardia e Liguria mentre non è forte al Sud.
Degne di nota sono anche gli andamenti dell’area della sinistra radicale che secondo l’Istituto Cattaneo, può accreditarsi di 400 mila voti in più (nel confronto tra Sel, Rc e Pcl nel 2013 e Sinistra Arcobaleno, Pcl e Sinistra Critica nel 2008). In realtà, in Rivoluzione civile c’era anche Di Pietro. Calcolando i suoi voti del 2008 (1,5 milioni) il saldo è negativo di oltre un milione di voti. Crolla, infine, l’area della Destra più estrema (Forza Nuova, La Destra, Casa-Pound, Fiamma) che passa da 1 milione di voti nel 2008 a 400 mila. Perdita più marcata nelle regioni del Nord rispetto al Centro-sud.

di Salvatore Cannavò

giovedì 21 febbraio 2013

ETICO E' LA MIGLIORE IDEA DI LOMBARDIA

etico è
DISCONTINUITÀ
Dopo 18 anni di un uomo solo al comando vogliamo un’altra Lombardia.
Una Lombardia che torni a essere un modello di eccellenza produttiva, un laboratorio di cultura e innovazione, un esempio nella tutela e nell’esercizio dei diritti.
Per questo ci vuole una nuova cultura amministrativa, una nuova dirigenza, maggiore trasparenza, promozione del merito, 50% di donne nei posti di responsabilità, collegialità nel governo.
UNA SALUTE DALLA PARTE DEI CITTADINI
Rivisitazione della spesa sanitaria attraverso una nuova politica della salute che punti sulla prevenzione. Investimento sui servizi territoriali e sulla medicina di primo intervento.
Creazione di "Case della salute" per una migliore integrazione tra diagnostica, esami di laboratorio e cura. Revisione completa del sistema di accreditamento per razionalizzare la relazione tra strutture pubbliche e private e eliminare le posizioni di rendita.
Una nuova governance per le aziende sanitarie improntata a principi di trasparenza, efficienza e legalità.
LAVORO E SVILUPPO
Un piano economico e politiche industriali di sostegno all’innovazione.
Promozione dei settori emergenti ad alto contenuto tecnologico ed orientati alla green economy. Investimento sull'eccellenza dei distretti industriali e agricoli lombardi.
Costituzione di una banca regionale per lo sviluppo a sostegno delle piccole e medie imprese.
Creazione di una White list delle imprese per premiare i soggetti in grado di certificare il rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori
REDDITO MINIMO GARANTITO
come strumento di tutela del reddito rivolto a disoccupati, inoccupati e precari, come provvedimento rivolto al reinserimento lavorativo di determinati soggetti "deboli" e come stimolo e indirizzo di politica industriale. In Europa solo l'Italia e la Grecia non hanno adottato un'analoga misura. Alla Lombardia il compito di porsi come modello per il paese.
TUTELA DEL TERRITORIO E DELL'AMBIENTE
Stop al consumo di suolo attraverso politiche mirate alla rivalutazione delle costruzioni esistenti, alla mobilità sostenibile, alla valorizzazione della produzione agricola di qualità.
Ricostituzione dell'agenzia regionale per l'ambiente e avvio di un piano di ampio respiro che integri tutela del territorio, bonifiche e gestione rifiuti. Definizione di una strategia energetica regionale e sviluppo delle energie rinnovabili. Incentivazione del trasporto ferroviario e miglioramento dei servizi attraverso l'integrazione di tutti i servizi di trasporto presenti sul territorio. Sviluppo di infrastrutture per la mobilità elettrica commerciale
SI ALLA SCUOLA PUBBLICA
Oggi l’80% dei fondi destinati dalla Regione alla Dote scuola va alle scuole private con il meccanismo del “Buono scuola”. Questo meccanismo va progressivamente rivisto perchè in contrasto con lo spirito della Costituzione che vede nella scuola pubblica un soggetto fondamentale per la realizzazione dei principi di libertà, uguaglianza e laicità. Le risorse devono essere indirizzate al miglioramento dell'offerta formativa, delle dotazioni e verso una riqualificazione dell'edilizia scolastica che punti a parametri di vivibilità, efficienza energetica e sostenibilità ambientale
SOSTENIBILITÀ E FILIERA CORTA
La Regione deve porsi l'obiettivo di una politica della sostenibilità promuovendo le filiere produttive lombarde: produzioni a «filiera corta regionale» per quanto riguarda mezzi di trasporto e loro componentistica per supportare nuovi piani di mobilità a bassa emissione.
Rivitalizzazione della tradizione lombarda nelle tecnologie energetiche, efficienza, fonti rinnovabili. Produzioni a «filiera corta regionale» nel campo delle ristrutturazioni e manutenzioni a partire dall'edilizia pubblica scolastica e sanitaria. Produzioni a «filiera corta» anche nel comparto agricolo, favorendo la creazione di sistemi integrati di produzione e vendita di prodotti locali di alta qualità con sbocchi certi presso mense scolastiche ed ospedali.
ACQUA COME DIRITTO E BENE COMUNE
Subito un testo unico sull'acqua che diventi un modello anche per le altre regioni.
Servizio idrico integrato privo di rilevanza economica. Riassetto delle aziende dell'acqua che attendono ancora una sistemazione dopo il referendum. Investimento sulla manutenzione delle reti e sul miglioramento dei servizi al cittadino. Bloccare ogni tentativo di privatizzazione o di affidamento a società multiservizi. Gestione diretta tramite enti di diritto pubblico.
Fare di EXPO 2015 l'occasione per portare in Lombardia la sede dell'Autorità Mondiale dell'Acqua.